Candele a Candelara

Qui nasce la leggenda letteraria della relazione passionale di Paolo e Francesca, caratteristiche che ancor oggi le valgono milioni di visite durante tutto l’arco dell’anno (favorite anche dalla vicinanza con le più belle località turistiche della Riviera Adriatica). Da sempre la rocca di Gradara è stata spesso teatro di spaventose lotte e guerre tra casate nobiliari e lo Stato Pontificio.

Il castello è situato ad un’altitudine di circa 142 metri sul livello del mare.

Il Castello di Gradara straordinariamente aperto tutto il periodo estivo e primaverile, è una delle strutture più belle e romantiche del territorio. Sede del passionale amore tra Paolo e Francesca il Castello è visitabile con guide tematiche per immergersi nella grande magia di un luogo senza tempo.

In seguito ad alcuni restauri, la Rocca divenne Museo Statale e ad oggi costituisce uno dei monumenti più visitati nonché teatro di varie manifestazioni musicali ed artistiche. Nel 1928 l’ing. Zanvettori decise di vendere il Castello allo Stato mantenendo l’usofrutto, che decadde dopo la scomparsa della moglie (rimasta vedova) nel 1983.

Egli si avvalse della collaborazione di Gustavo Giovannoni, architetto conosciutissimo e specializzato in architettura medievale, ma introdusse anche qualche decorazione del suo tempo, come elementi neogotici ed in stile liberty. Seguirono anni di forte abbandono terminati intorno al 1920, anno in cui l’ing. Umberto Zanvettori, ultimo proprietario del maniero, avviò importanti restauri al fine di riportare la Rocca al suo antico splendore.

Dopo la parentesi medicea rientrarono i Della Rovere e vi rimasero fino al 1631, anno in cui il Ducato di Gradara passò definitivamente nelle mani dello Stato Pontificio per essere concesso in enfiteusi (una sorta di affitto secondo cui una famiglia può godere di un territorio per almeno vent’anni, provvedendo però a curarlo ed a migliorarlo a spese proprie) ai Signori di Pesaro come gli Albani ed i Mosca.

La zona di Gradara apparteneva allo Stato Pontificio e, per questa ragione, ogni volta che saliva al soglio un nuovo papa, per nepotismo egli consegnava i territori più prestigiosi ai suoi parenti o pupilli, come nel caso di Leone X che spodestò i Della Rovere in favore del nipote Lorenzo De’ Medici (che governò sul ducato dal 1513 al 1521).

In particolare, la Fortezza venne affidata ed amministrata dalle donne della famiglia, che tennero un governo saggio e giusto. Negli anni in cui Giulio II divenne pontefice, il Castello di Gradara venne affidato al nipote Francesco Maria II e alla sua famiglia, i Della Rovere.

In seguito allo scioglimento del matrimonio tra Lucrezia e Giovanni approvato dal Papa, il dominio di Gradara passò al fratello della donna, Cesare Borgia, detto il Valentino. I numerosi interventi messi in atto per volere degli Sforza sono inoltre testimoniati da una lapide posta sopra il ponte levatoio e da alcune rappresentazioni compiute da Amico Aspertini(che fanno coincidere i lavori di restauro con le nozze tra Giovanni Sforza e Lucrezia Borgia). Giovanni Sforza fu un altro personaggio chiave per lo sviluppo del Castello: egli infatti avviò imponenti lavori di abbellimento e restauro, commissionò maestosi affreschi ed introdusse cornici scolpite, tuttora egregiamente conservate.

In seguito a questo assedio e successiva lotta, la Fortezza e il suo Signore dovettero arrendersi, consegnando il dominio dell’intera area al Papa che l’assegnò alla famiglia Sforza.Grandi furono inoltre gli scontri ai quali il Castello fece da scenografia, in particolare quello tra le truppe del Duca Federico di Montefeltro (appoggiate dal Papa) e l’esercito di Sigismondo Pandolfo (scomunicato dallo Stato Pontificio), nel 1463. Sotto la podestà della famiglia Malatesta, essa fu la residenza prediletta di Pandolfo II ed ospitò numerosi personaggi noti della casata: si narra che nelle sue meravigliose stanze si consumò la tragedia amorosa di Paolo il Bello e Francesca Da Polenta, che vi abitò la stimata Battista di Montefeltro moglie di Galeazzo, che vi visse anche il signore di Rimini per eccellenza, Sigismondo Pandolfo.

Oltre che una poderosa Roccaforte, il Castello di Gradara rappresentava una prestigiosa residenza dei signori: l’elegante cortile portava agli interni, molto curati negli arredamenti e nelle decorazioni con preziosi affreschi rievocativi di episodi mitologici e di epoca classica.
Successivamente, gli elementi difensivi vennero adattati alle armi moderne: nel XV secolo furono introdotte quindi delle feritoie, scarpature, torrioni poligonali per affrontare al meglio gli attacchi di armi da fuoco.L’architetto di nome non ancora noto, fu l’artefice di particolari interessanti ed arguti: le tre torri poligonali coperte ed abbassate nel tratto per i cammini di ronda, le due cinta murarie, i tre ponti levatoi, i beccatelli con caditoie, le merlature furono solo alcune delle caratteristiche che resero la difesa di questa Rocca invincibile. Nella prima metà del XIII secolo, Malatesta da Verucchio sottrasse, con l’ausilio del papato, la torre alla famiglia De Grifo ed ordinò la costruzione dell’intera Fortezza. La grandezza e lo sfarzo del Castello di oggi lo dobbiamo soprattutto alla famiglia Malatesta, che tra il XIII e il XIV secolo fece costruire la fortezza e le imponenti cinta murarie (la più esterna si estende per circa 800 metri), strutture che resero l’intera zona inespugnabile per secoli.

Dall’agriturismo Ca’Serrantonio – Ferri potrai raggiungere il castello di Gradara e visitare la sua unica bellezza senza tempo.

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